LEGA DEL CANE - SEZIONE DI CARBONIA

Il dolore dei pesci

Chissà perché da tempo immemore l’uomo crede che i pesci non provino dolore. Probabilmente perché non sono in grado di gridare, di piangere o supplicare. Vi erano addirittura ricerche scientifiche in merito, ma un’ultima ricerca scientifica, finalmente, confuta, le credenze popolari sopravvissute fino ad ora.

La ricerca

Una ricerca sul tema è stata condotta dall’Università di Liverpool e pubblicata su Philosophical Transcation of the Royal Society B. Finalmente viene confutata una credenza ampiamente diffusa non solo nella cultura popolare, ma anche negli ambiti scientifici.

Le esperienze dolorose dei pesci
Le esperienze dolorose dei pesci

Le creature acquatiche reagiscono ai più svariati stimoli dolorosi in modo poi non così diverso da quello dei mammiferi.

A firmare la ricerca è stata la biologa Lynne Sneddon, la quale ha seguito a fondo i comportamenti di diversi pesci e creature marine ed è pronta ad affermare fermamente che sì, essi provano dolore!

Esistono prove scientifiche convincenti, non solo da parte del mio laboratorio ma anche da altri ricercatori, che confermano le mie scoperte secondo cui i pesci provano dolore, sfatando così il mito che non siano in grado di farlo”.

Alcuni comportamenti in seguito al dolore

I pesci non sono in grado di comunicare al mondo esterno il loro dolore. Questo rimane imprigionato nelle profondità delle acque, attutito di modo da darci la parvenza che non esiste, ma non è così.

I ricercatori hanno osservato moltissime specie di pesce modificare il proprio comportamento a seguito di stimoli dolorosi. E alcuni di questi comportamenti sembrano così umani…

Alcuni diventano meno vivaci, altri perdono l’appetito, alcuni vanno in iperventilazione e altri ancora strofinano la parte lesa cercando benessere e conforto.

I pesci provano dolore
I pesci provano dolore

“Quando viene dato uno stimolo doloroso alla bocca, il pesce lo strofina contro il lato della vasca, proprio come facciamo noi quando sbattiamo contro qualcosa”, spiega Sneddon.

Ad esempio è stato osservato un esemplare di pesce persico marino, il cui nome scientifico è cymatogaster aggregata, mangiare di meno dopo esser stato preso all’amo e in seguito rilasciato. Nel caso, invece, di pesca indolore, il pesce non modifica in alcun modo le proprie abitudini alimentari.

I pesci rossi, invece, tengono in memoria le esperienze traumatiche dolorose. Se ricevono una scossa elettrica nella zona dell’acquario dove sono soliti nutrirsi eviteranno quell’area per almeno tre giorni.

Perché a nessuno importa del dolore dei pesci

Alle basi della ricerca ci sono ovviamente profonde implicazioni etiche: perché nessuno si preoccupa davvero del dolore dei pesci? Perché fa più tenerezza un mammifero che una creatura marina?

Semplicemente perché i pesci vivono in un mondo totalmente diverso dal nostro. Possiamo sentire sulla nostra pelle il dolore di un altro mammifero, sentire i suoi pianti e le sue grida d’aiuto. Mentre con i pesci è diverso. Ci sono battaglie ogni giorno per una caccia più etica ma di battaglie per una pesca più etica non se ne sente parlare quasi per niente. E comunque nella maggior parte dei casi queste battaglie non servono davvero ad evitare il dolore ai pesci.

Se accettiamo il fatto che i pesci sperimentino il dolore allora questo ha implicazioni importanti su come li trattiamo. Bisognerebbe prestare attenzione quando si maneggiano, per evitare di danneggiare la loro pelle sensibile, e dovrebbero essere catturati e uccisi umanamente” – Lynne Sneddon.