LEGA DEL CANE - SEZIONE DI CARBONIA

Gli oranghi “parlano” al passato

Sempre più simili a noi. Ogni giorno che passa, ogni volta che scopriamo qualcosa di nuovo, ci accorgiamo di quanto, diversi primati, ci assomiglino in modo impressionante. Il modo in cui si comportano, il modo in cui si muovono, la gerarchia sociale all’interno della comunità, come si relazionano con l’altro sesso o con un esemplare molto più giovane o molto più anziano. I nostri cugini più prossimi adesso hanno un’altra particolarità che li accomuna a noi, oltre all’essere umano e alle api, gli oranghi sono, fino ad ora, l’unica specie animale che si è osservato esprimersi citando eventi passati.

L’esperimento

Per capire il funzionamento del loro linguaggio alcuni neuro scienziati dell’Università di St. Andrew, in Scozia, hanno studiato una comunità di femmine di orango nella foresta pluviale di Sumatra, in Indonesia.

Per creare la situazione ideale, gli scienziati hanno simulato il passaggio di una tigre. Il finto predatore ha atteso qualche minuto sotto le fronde degli alberi, proprio dove le madri si trovavano con i loro cuccioli.

Finchè la tigre era lì le orango non hanno emesso alcun suono, nonostante si mostravano sotto un evidente stato di stress. Quando la tigre si è allontanata, sparendo nella foresta, le madri hanno atteso ancora diversi minuti, prima di accertarsi che il pericolo fosse passato. Un’intensa attesa dai 7 ai 20 minuti, nei casi più estremi. Dopodichè hanno emesso evidenti richiami di allarme, come a dire: “Attenti! E’ passata una tigre”.

Se avessero urlato subito, avrebbero messo i figli e l’intera comunità in pericolo. Ma se non avessero detto niente, scampato il pericolo, non avrebbero potuto avvertire i piccoli di fare attenzione.

L’infanzia

Gli oranghi sono tra gli animali il cui allontanamento materno è più duraturo: i cuccioli trascorrono ben sette anni sotto le cure delle mamma. Questo lungo periodo servirebbe proprio per insegnare ai cuccioli tutto ciò che conoscono. Un comportamento tipicamente umano, che poco ha dell’istinto animale. Nell’esperimento si è, infatti, visto come non servisse più avvertire i piccoli della presenza della tigre, dato che questa era sparita. La spiegazione dell’evento appena accaduto serviva, invece, ad insegnar loro il contenuto della minaccia.

L’infanzia degli oranghi è indispensabile per apprendere tutte le abilità necessarie alla sopravvivenza. È per questo quindi che, tutti i tentativi di reinserimento in natura di oranghi, le cui cure materne erano venute meno, sono falliti. Il linguaggio degli oranghi, il loro modo di comunicare, di parlare di eventi passati, di allevare i figli, sembra essere esattamente quello che dovevano avere i nostri antenati comuni, prima che l’uomo si distinguesse dal resto delle specie, con la nascita del linguaggio.

Sembrerebbe quindi che, l’anello mancante, tanto ricercato, tra scimmia e uomo, si nasconde nella capacità degli oranghi di parlare al passato.

Il linguaggio

La capacità di parlare al passato potrebbe risultare poco importante, soprattutto se pensiamo ad altre caratteristiche, come il pollice opponibile od il linguaggio stesso. Eppure le uniche specie sul pianeta ad avere questa capacità sono gli esseri umani, le api ed i new entry oranghi.

La Displaced Reference (dislocazione del punto di riferimento) è quella che i linguisti considerano la capacità di riferirsi al passato ed al futuro. La capacità di riferirsi a qualcosa che non sta per forza avvenendo in quel preciso istante, permette uno scambio di informazioni assai più ampio. La capacità di memorizzare un ricordo e di trovare il giusto modo per tirarlo fuori e narrarlo a qualcun altro, senza utilizzare l’evidenza del fatto in corso di compimento, è una capacità incredibile.

Tuttavia nessun scienziato era mai riuscito a trovare una spiegazione su come gli esseri umani avessero acquisito questa particolare abilità, dato che nessun altro animale, in particolar modo primate, aveva dimostrato di possederla. Con la scoperta che anche gli oranghi possono parlare al passato, troviamo una concreta possibilità che anche il nostro comune antenato padroneggiasse un linguaggio così complesso.