LEGA DEL CANE - SEZIONE DI CARBONIA

Gli animali di Chernobyl

Era notte quel 26 Aprile del 1986, quando nella centrale nucleare di Chernobyl avvenne un incidente, inizialmente sottovalutato, che risultò essere il disastro più grave mai verificatosi nell’era del nucleare.

Una nuvola di materiale radioattivo fuoriuscì dal reattore contaminando la città vicina, ma non solo. Le nubi radioattive arrivarono in Finlandia, Scandinavia, Italia, Francia, Germania, Svizzera, Austria e tutta la zona balcanica. Se i morti accertati nei primi giorni del disastro furono solamente 65, nei mesi successivi si registrarono oltre 4000 casi di tumore nella sola zona di Chernobyl, ma il disastro toccò tutta l’Europa. Negli anni seguenti, fino ancora ad oggi, si contano tra i 60 000 ai 6.000.000 di casi di decesso per tumori riconducibili al disastro del 1986.

Il disastro di Chernobyl ha dimostrato di quanto l’essere umano sia indifeso e volubile di fronte a tali catastrofi, ma per quanto riguarda la natura e gli altri animali invece?

La zona di alienazione

La zona fu evacuata, non proprio prontamente, e con la promessa che tutti presto sarebbero tornati alle loro case. Ma, ovviamente, non fu così, la cosiddetta zona di alienazione, circa 30 km di raggio dalla centrale è interdetta a qualsiasi attività umana. Nel frattempo, tuttavia, la zona è tutt’altro che priva di vita. Dopo i primi devastanti effetti su tutte le specie viventi, sia animali che vegetali, ora la natura si è ripresa l’area, dimostrando che può adattarsi e sopravvivere anche dove l’uomo non può farlo.

Gli animali di Chernobyl
I cani rimasti a Chernobyl

La zona di alienazione è stata considerata non adatta alla vita, è tutt’ora deserta, ad eccezione di poco personale autorizzato, che ancora oggi deve assicurarsi che la centrale non faccia altri scherzi. Eppure ci sbagliavamo la zona non è inabitabile, la fauna e la flora vive oggi lì rigogliosa, adattandosi perfettamente alle radiazioni e prosperando grazie all’assenza dell’uomo.

I primi problemi per la flora e la fauna

Ovviamente, nei mesi immediatamente successivi al disastro, non sono stati solamente gli esseri umani a risentirne. Un vicino bosco di pini, divenne rosso e morì, oggi è conosciuto come Foresta Rossa. Ma altre foreste, incredibilmente, rimasero verdi e sopravissero, erano foreste di betulle e pioppi.

Una mandria di cavalli lasciata lì vicino morì nel girò di poche settimane. Tuttavia, alla stessa distanza e allo stesso livello di radiazioni, una mandria di bovini sopravisse. Nonostante i problemi riscontrati sugli esemplari direttamente esposti, la generazione successiva risultò essere sana.

Chernobyl oggi

La natura si è saputa adattare e come sempre il più forte, che in questo caso è quello che meglio si adatta alle radiazioni, sopravvive.

Oggi Chernobyl è un’area rigogliosa dal punto di vista della flora e della fauna. Le radiazioni emesse furono 400 volte quelle della bomba atomica sganciata su Hiroshima e la zona sarebbe dovuta rimanere disabitata per millenni. Eppure, a soli 33 anni dal disastro, ci sono lupi, orsi, volpi, linci, lontre, cani, gatti, cavalli, pesci e moltissimi uccelli che vivono indisturbati nella zona di alienazione. Nessuno pensava fosse possibile.

Gli animali di Chernobyl
Una giovane volpe ripresa a Prypyat, il paese più vicino alle centrale

Gli animali sono mutati, per adattarsi alle radiazioni, ad una velocità incredibile, inoltre, appena un paio di generazioni. Quello che abbiamo avuto modo di osservare a Chernobyl è incredibile.

I più resistenti, come sappiamo ormai da anni, sono risultati essere gli insetti. Ma non sono i soli. Nelle popolazioni di volatili si è notato un considerevole aumento degli esemplari albini. Le rane sono diventate più scure.

In particolar modo la stessa Foresta Rossa, di cui parlavamo prima, prospera oggi di vita, tra cui grandi orsi bruni, volpi, lupi e bisonti. Ma anche il fiume Pripyat, ad appena 3 chilometri dalla centrale.

Gli animali di Chernobyl
Le lontre tra gli animali che si sono adattati alle radiazioni

Ma moltissimi animali si spingono ancor più vicino, quasi a ridosso della centrale, tra le generazioni successivi degli animali domestici che erano rimasti lì dall’evacuazione, cani e gatti, ma anche lupi e volatili.

Gli animali sono stati attentamente osservati nel loro nuovo ambiente naturale con l’uso di droni, tutti nella zona preclusa all’uomo. Tutti sembrano essersi adattati perfettamente alle radiazioni, contando anche sulle piccole mutazioni genetiche subite.

Infine, la flora non è stata da meno, mentre i pini sono morti immediatamente dopo il disastro, moltissimi grandi alberi sono rimasti in piedi. Tutta la vegetazione si è lentamente ripresa la città, come in una perfetta cartolina post apocalittica.

Dopo tutto la grande apocalisse annunciata sembra non essere arrivata e l’unico che davvero rimane inerme di fronte al disastro è solamente l’essere umano.