domenica, Agosto 9LEGA DEL CANE - SEZIONE DI CARBONIA
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Animali marini VS plastica

Il più grande nemico dei mari e di tutti quegli animali che lo popolano è la plastica. Un elemento che potrebbe sembrare così indispensabile, ma che forse non lo è. Infatti, la produzione su larga scala è decisamente recente, pensare che risale appena agli anni ’50. In 70 anni sono stati prodotti circa nove miliardi di tonnellate di plastiche. La plastica è diventata onnipresente, se ci guardiamo attorno proprio in questo momento troveremo decine e decine, centinaia forse, di oggetti realizzati in materie plastiche. In 70 anni la plastica è diventata una bomba che minaccia gli ecosistemi di tutto il mondo, difficile da smaltire si accumula in discariche e si riversa in ambienti naturali, tra cui il mare. Proprio nel mare crea i danni più gravi. Si contano ad oggi oltre 800 specie animali minacciate dalla presenza opprimente della plastica negli ambienti marini.

Le tartarughe marine

Tra le specie più colpite e conosciute dal fenomeno “plastica” vi sono le tartarughe marine. Bellissime ed eleganti ma, talvolta, martoriate, deformate, ferite ed uccise dalla plastica in mare. Le tartarughe marine sono ghiotte di meduse, ma come riconoscere una medusa da un sacchetto di plastica? A prima vista sembrano uguali. A chi di noi non è capitato di trovare un sacchetto di plastica galleggiare in acqua, abbandonato lì da qualche individuo che non pensa alle conseguenze, e scambiarlo per una medusa? Le tartarughe marine, scambiandolo proprio per uno spuntino prelibato lo inghiottono e muoiono, silenziosamente, mentre noi continuiamo a riempire i mari di plastica senza pensare alla loro agonia. Ma non sono solamente le buste il problema, ma tutta la plastica. Secondo Technomics, in America, vengono gettate in mare circa 175 milioni di cannucce di plastica ogni giorno. Proprio il video della rimozione di una cannuccia dalla narice di una tartaruga è divenuto, non molto tempo fa, virale.

Gli uccelli marini

A risentire di questo fenomeno non solo solamente gli animali che popolano il mondo submarino, ma anche gli uccelli che volano al di sopra di esso. Una ricerca di alcuni anni fa ha rivelato che circa il 90% degli uccelli marini ha nelle proprie viscere residui di plastica. Percentuale che, continuando di questo ritmo, potrà salire fino al 99% entro il 2050. Uno studio ha, inoltre, dimostrato che proprio la plastica abbandonata su coste, mari ed oceani, produrrebbe un odore riconducibile al solfuro dimetile. Questo particolare odore attira gli uccelli marini, che lo seguono e lo ingeriscono, scambiandolo per cibo.

Grandi animali marini

Tra gli animali più colpiti ci sono i grandi animali marini che si nutrono di plancton e, a quanto sembrerebbe, di plastica. Proprio nei nostri mari vi è un paradiso per i grandi animali che popolano le acque. Il santuario dei cetacei, situato a nord della Corsica, tra la Francia e la Liguria, è la più grande area marina protetta del mediterraneo. Eppure anche qui la plastica ha distrutto tutto. Il plancton di questa zona è altamente contaminato di plastica. Plastica che si trasferisce ai cetacei quando si nutrono.

Ma il problema non è sono nel mediterraneo, ma in tutto il mondo. In Thailandia, a Giugno di quest’anno, è stato ritrovato un globicefalo in fin di vita. Esso aveva ingerito più di ottanta buste, per un totale di circa otto chili di plastica.

Piccoli animali marini

Tra le vittime non vi sono solamente i più grandi animali del mare, ma anche i più piccoli e piccolissimi. Addirittura il plancton, come detto, è altamente inquinato dalla plastica. Ma non solo, cozze, ostriche, coralli, tutto l’ecosistema marino corre rischi gravissimi a contatto con la plastica. Tutto ciò si ripercuote non solo sugli animali marini, ma anche sull’uomo. Il 18% dei tonni che arriva sulle nostre tavole presenta microplastiche. Mentre secondo un recente studio, un consumatore europeo medio di molluschi arriva ad ingerire fino ad 11.000 microplastiche l’anno. Microplastiche che infettano il nostro organismo e che possano ripercuotersi sulla nostra stessa salute.

Il futuro dei mari

Detto ciò dovremmo incominciare a pensare ad una soluzione. Questa plastica è stata una rivoluzione od una condanna? Potremmo vivere senza plastica o potremmo cercare per lo meno di riciclarla meglio. Al momento, infatti, solamente il 5% della plastica prodotta nel mondo viene riciclata. E del 95% un terzo finisce direttamente negli ecosistemi naturali, tra cui mari ed oceani. Il 60% della plastica presente in mare proviene da Cina, Filippine, Thailandia, Indonesia e Vietnam, ma è il mondo intero a dover trovare una soluzione. Nel 2050 in mare potrebbero esserci più bottiglie di plastica che pesci. La plastica è un killer lento e silenzioso, dobbiamo intervenire prima che sia troppo tardi.

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